PORTALE COSMICO

 

 

VIAGGIATORI E VIAGGIATRICI UNIVERSALI

 

FRATELLI E SORELLE DI TUTTE LE DIMENSIONI, PIANETI E TEMPI

 

----QUESTA PAGINA E' DEDICATA A NOI---

 

(Canalizzazione)

Cari amici umani, non umani e ibridi, la capacità evolutiva del pianeta terra è adesso pronta a fare il balzo quantico dalla terza dimensione, la dimensione del pensiero e della materia alla settima dimensione, la dimensione della coscienza pura. La coscienza è lo sfondo ultimo della realtà, è lo spazio di fondo che tutto contiene e che tutto riflette. Il nostro lavoro di adesso è di dare voce alla coscienza ultima, per preparare il prossimo cambiamento di realtà. Questo nuovo cambiamento di realtà è un balzo quantico della dimensione universale, è l'universo intero che si trasforma in una forma altra da questa. La preparazione riguarda l'apertura del sistema nervoso centrale, del cervello e del midollo spinale, quindi, il nucleo centrale di ogni essere vivente senziente, alla capacità di ricevere la vibrazione della frequenza di base unica atta a rimescolare la coesione atomico-molecolare che tiene assieme gravitazionalmente la forma universale. La fase di cambiamento che adesso è attivata trasforma il livello di coscienza universale in maniere assoluta. Questo universo ha completato la sua funzione, esso ha ottenuto il fiorire della coscienza pura esattamente su questo pianeta. L'universo intero è costruito e concepito affinché questa fioritura si manifesti. Il pianeta terra dopo una lunga storia evolutiva all'interno della dimensione spazio-temporale è riuscito a manifestare la qualità di coscienza pura integrata nello stato più denso ed oscuro della coscienza assoluta. Il prossimo balzo di trasformazione ha un obiettivo differente, perfettamente incomprensibile dalla qualità e quantità di coscienza ottenuto dai livelli più densi di manifestazione dell'essere, i livelli di assembramento nucleare di riferimento riflessivo. Ogni essere di questo e di qualsiasi altro universo è destinato a completare il processo evolutivo ed evolversi in coscienza, a qualsiasi livello esso si trovi. Ognuno è intrappolato nella dimensione in cui si trova. L'esortazione è a mollare le ancore, ad abbandonare le densità identificative e a sintonizzare la propria qualità e quantità di coscienza sullo spazio dimensionale senza forma, sul grembo vuoto, il contenitore, e là di attendere ulteriori informazioni dirette.

 

(Viaggio Astrale)

Ho parlato di viaggi astrali tutta la mattina con una giovane coppia di amici americani. Nel primo pomeriggio, dopo pranzo, ci salutiamo e mi ritiro in camera a riposare. Fa un gran caldo e come ogni pomeriggio in quel periodo, ho bisogno di stare qualche ora tranquillo, in penombra, all’aria condizionata. Appena mi distendo a letto sento arrivare subito quel particolare impulso che sempre avviene quando sta per iniziare un viaggio astrale spontaneo. Mi indica che qualcuno mi chiama e mi da un momento per accettare o meno la chiamata. Lo assecondo e mi rilasso completamente, mi lascio andare sempre di più e lascio accadere, sono immobile e osservo. Il mio spirito si libera e mi ritrovo subito fuori dal corpo. Oscillo incerto per alcuni istanti da una parte all’altra dell’universo con la visione di immerso spazio sotto e attorno a me. Sono alla ricerca della frequenza di richiamo, di un’indicazione, un aggancio, una rotta. Percorro ancora velocemente l’universo da entrambi i lati e parto, verso sinistra in alto. Vedo galassie e spazio scorrere davanti ai miei occhi e so di star viaggiando distanze enormi a velocità incredibile. Faccio un rapido calcolo della distanza e a nove miliardi di anni luce arrivo in prossimità di un piccolo pianeta. Mi avvicino alla superficie e vedo la testa di un piccolo essere emergere da un dirupo e scrutare il cielo. Mi avvicino rapidamente a lui fino ad essergli davanti, lui mi guarda e capisco che mi stava aspettando. Ci osserviamo per un po’, in silenzio, con gli occhi bene aperti - è una creatura antropomorfa alta circa 70 centimetri, ricoperta di un corta peluria marrone chiaro, con la testa rotonda, due piccole orecchie sporgenti, occhi grandi, scuri, naso e bocca piccoli e mani e piedi con quattro dita. Quando percepisco che l’analisi reciproca è completata ed è il momento di un’azione per uscire dalla frequenza emozionale del primo contatto, lui subito telepaticamente mi dice: “Noi siamo pronti”. E capisco che intende la sua razza, che sono pronti a fare il balzo di qualità, il balzo evolutivo di coscienza, il balzo quantico nella dimensione successiva di esistenza per quanto riguarda crescita stessa della razza, che sono pronti al cambiamento epocale. Ho un momento di silenzio, guardandolo negli occhi, nel quale, in un bagliore, passa sullo schermo della mia mente l’analisi della mia razza di essere umano e mi sento dire: “Anche noi siamo pronti”. Osservo, con microscopica sorpresa, me stesso pronunciare questa frase e subito capisco che è vera: se siamo pronti ad annientarci completamente significa che siamo pronti a tutto, anche a fare un balzo quantico di evoluzione.
Ora lui mi proietta delle strutture astronomiche estremamente complesse, raffinate e evolute; mi fa vedere stupende immagini cosmiche troppo elaborate perché io riesca a capire completamente, le osservo e basta, stupefatto e comprendo che sta comunicandomi il livello di coscienza e di conoscenza della sua specie per quanto riguarda il cielo. Vedo universi, vedo galassie, vedo spazi intrisi di forma e vedo anche due stelle binarie di varia grandezza ed un pianeta che orbita attorno ad esse con un percorso a infinito; il loro pianeta.
Vedo questi esseri abitare prevalentemente nel sottosuolo ed in superficie, in base al percorso dell’orbita, in quanto le forze gravitazionali, i forti movimenti di passaggio tra la rotazione attorno a una stella ed all’altra, li costringe a riparare nel sottosuolo per protezione e sicurezza.
Io, a quel punto, non ho niente di così evoluto da condividere, ho un momento di vuoto e gli trasmetto il mio cuore. Gli trasmetto la mia emozione d’amore, l’amore incondizionato. E così rimaniamo per un lungo momento, in totale empatia, fino a che ho la visione di me grande e lui piccolo che entra nel mio campo energetico e si fonde e poi cambia e diventa lui grande ed io piccolo ed io entro nel suo campo energetico e mi fondo; e in questo rituale sento che le nostre due energie si sono fuse completamente in una e che era questo che lui stava aspettando, era questo che lui stava chiamando, ed ecco il motivo del mio viaggio astrale spontaneo. Gli chiedo: “Ma dove sono gli altri della tua razza?”. Ci stiamo ancora fondendo e mi lui mi fa capire di lasciar perdere questo per ora, “rimaniamo intensi io e te fino a che la fusione sia completa” e la sensazione è di assoluto amore, di grandissimo amore e mi viene da nominare questa creatura, Silent Love. Rimaniamo così in unione completa, in armonia completa di anima e anima, in miscelazione, in scioglimento quando sento il richiamo di ritorno. Sento che l’elastico del movimento astrale è rimasto a lungo esteso al massimo e adesso ritorna, quindi sento che sto per tornare indietro. So che a questo punto devo salutare, devo ringraziare e prepararmi al un distacco e alla separazione ulteriore.
Il distacco ed il ritorno inizia delicatamente, non è brutale e immediato. Piano, piano sento che mi sto un po’ alla volta allontanando e sento questo momento di separazione e più mi allontano, ma sono ancora abbastanza vicino e adesso vedo un sacco di esseri, di creature dello stesso tipo, vedo femmine, vedo bambini, giovani, li vedo apparire e salire dietro di lui, alle spalle di Silent Love che è stato il mio contatto e li vedo salutarmi con le loro manine, mi salutano ad andare. E sento una profonda, enorme tenerezza e un calore d’amore universale, cosmico ed infinito. È successa la fusione, è successo l’incontro ed è successa l’unione tra due esseri, io e Silent Love ci siamo fusi in uno e in quanto tale io sono parte della loro specie, della loro, razza della loro famiglia, sono parte di loro e con questo racconto voglio rendere partecipi anche l’umanità del fatto che io, in quanto essere umano, ho un fratello, ho un simbiotico di un’altra razza e che come tale siamo un ponte di congiunzione tra le due civiltà, tra le due modi di essere. E poi piano, piano ritorno, ritorno, ritorno e parte il percorso a ritroso di tutti nove miliardi di anni luce e ritorno nel mio letto, nella mia camera in aria condizionata e sono felice, e sono emozionato ed ho il cuore che è pieno, traboccante d’amore, di gioia e di gratitudine per il regalo ricevuto, per la spontaneità del viaggio, per la sincronicità e per l’amore che si è condiviso e per la simbiosi, il melting e la fusione che è avvenuta tra il mio spirito e lo spirito di Silent Love. Silent Love ed io siamo uno. Siamo uno. Ancora grazie.

 

(Viaggio Astrale di Shankar)

Durante una meditazione, mi trovo in un luogo lontano, chissà quando…chissà dove…
Dentro un ambiente enorme, una specie di gigantesco hangar sotterraneo, dove file e file di generatori lunghi chilometri si spingono fino a scomparire in lontananza.
Un essere umanoide vestito di un azzurro intenso, piccolo di statura, a braccia conserte, osserva intensamente, concentrato, il primo di questi generatori, proprio dove esso ha inizio; un altro essere, umanoide anch’ esso ma facente parte di un’altra razza, vestito in verde, è in cima allo stesso generatore e lo controlla; ed infine un altro essere, vestito in giallo, di un’altra specie ancora, sta vicino a me ed osserva tranquillo l’attività, anzi la non-attività degli altri.
La comunicazione tra me e lui è istantanea, telepatica, e fatta di percezioni piuttosto che di parole, e quello che percepisco ora è una specie di sorriso paziente e benevolente davanti al mio senso di smarrito stupore.
Lo spettacolo comunque è tale che dimentico la mia sorpresa; come sono arrivato lì ed il perché sia accaduto passano in secondo piano ed anzi spariscono del tutto.
Gli enormi generatori sono fermi, e stanno per essere avviati, in sequenza: basterà avviare il primo, questo avvierà il secondo, quest’ ultimo il terzo e poi così via tutti gli altri in sequenza.
Nessun rumore, nessun rombo o stridere di ingranaggi o ronzio di un motorino di avviamento, nulla di nulla; il silenzio è totale, e quasi ad una mia inespressa domanda mi arriva immediata la risposta.
Il principio su cui si basano questi generatori è simile a quello di un volano: una ruota metallica gigantesca, perfettamente equilibrata, viene messa lentamente in movimento sul suo asse centrale da una quantità estremamente ridotta, quasi infinitesimale, di energia, e muovendosi produce energia bastante a mantenere il suo moto ed a provocare la rotazione di altre ruote più piccole a contatto con essa, moltiplicando l’energia iniziale. Parte di questa energia viene temporaneamente usata per avviare il generatore successivo, poi viene dirottata verso altri utilizzi.
L’essere vestito di azzurro continua a fissare intensamente la ruota del primo generatore, e con la forza del pensiero la mette quasi impercettibilmente in movimento; uno sforzo minimo, brevissimo, e questo enorme disco metallico comincia a girare dapprima impercettibilmente e poi con velocità regolarmente crescente, apparentemente senza sforzo alcuno.
Il silenzio è ancora pressoché totale, solo un soffio quasi impercettibile sembra indicare un cambiamento rispetto alla situazione di qualche attimo fa.
Ancora una volta la risposta arriva quasi prima della domanda; la tecnologia da cui deriva questo macchinario è pressoché perfetta, ed il bilanciamento della ruota è tale che il peso di un singolo granello di sabbia basterebbe da solo per metterla in movimento, perciò l’energia del pensiero esercitato ed abilmente controllato dall’essere in azzurro basta ed avanza per avviarla e gestirne con estrema precisione la velocità di rotazione, che sarà esattamente quella occorrente, né più né meno.
A stabilire quanta energia in questo momento occorra è l’essere vestito di verde che da sopra il generatore ne sta controllando il funzionamento. E’ lui che decide quando basta.
In quanto al mio anfitrione, vestito di giallo la sua funzione è quella di occuparsi dei sistemi di biosostentamento per tutti.
Ancora domande inespresse e risposte velocissime: l’energia disponibile è tale che si può fare letteralmente tutto: trasformare la materia, anzi, addirittura crearla, convertirla in cibo, acqua, edifici, qualsiasi cosa, anche curare ogni genere di malattia, tutto, assolutamente tutto, mi assicura l’essere vestito di giallo, può essere fatto, dal momento che c’è energia disponibile in abbondanza per farlo.
Tutto, poi, viene realizzato attraverso un rapporto adeguato e di rispetto con la natura, e non sopra di essa, dominandola e sfruttandola.
Il concetto per me non è facile, ma comprendo come mai e poi mai essi ad esempio, al fine di produrre energia, luce e calore, brucerebbero alberi, perdendoli così irrimediabilmente.
Il loro punto di vista nei confronti del loro pianeta-astronave mi sembra assai avanzato, e pressoché opposto al nostro, e loro così si sono sviluppati, ed hanno anche sviluppato di conseguenza una diversa tecnologia.
Mentre sono assorto in questi pensieri mi sollevo dolcemente da terra e raggiungo il soffitto che attraverso senza sforzo, trovandomi in superficie, all’aria aperta.
Il paesaggio è dolce; un complesso di piacevoli edifici bassi e luminosi, che sembrano essere residenziali si staglia in cima ad una collina immersa in un mare di verde, e mentre li osservo, vedo uscire da essi, o formarsi tra essi, qualcosa che somiglia ad una gigantesca goccia di acqua purissima e trasparente che inizia a scorrere verso il basso lungo il pendìo della collina, nella mia direzione, dandomi così la possibilità di esaminarla meglio.
Alta circa dieci centimetri e con un diametro di alcune decine di metri, si muove lentamente, ma in modo regolare, ed io inutilmente cerco un meccanismo di direzione o controllo, e qualcuno che lo stia facendo anche a distanza:una barra, un’antenna un timoniere. Nulla.
Non è acqua, è un’onda di energia, e l’energia sa dove deve andare, è la silenziosa risposta, ed intuisco che alcuni chilometri in là, oltre la portata del mio sguardo, una ferita (ad un essere vivente? al pianeta stesso? La cosa non sembra avere nessuna rilevanza per loro) ha bisogno di essere curata e rimarginata perfettamente.
L’onda luminosa si allontana ed io ho la visone di altre onde simili che da altri complessi di edifici si spostano simili ad enormi gocce di acqua per andare a curare situazioni di disequilibrio e sofferenza.
Nel ridiscendere nell’enorme sala generatori mi chiedo perché non fare in modo che i generatori possano essere avviati con una manovella, ad esempio; si potrebbe produrre tanta più energia in un tempo minore.
Per la prima volta dall’inizio del nostro incontro la risposta non è istantanea, e percepisco che per le loro civiltà (questi esseri sono di tre razze diverse) la mia domanda non ha alcun senso, e genera persino stupore.
Perché produrre più di quanto occorre?
… Ed io non so rispondere alla prima domanda che (con il massimo candore essi) pongono a me: non so spiegare le nostre paure di esseri umani, il bisogno di avere sempre di più risposte e cose nuove, in sempre meno tempo, e non so se essere felice o dispiaciuto di questa mia incapacità.
Un’altra domanda che mi faccio è se tra loro non sorgono mai conflitti, se ad esempio gli azzurri non si montino la testa perché sono gli unici che possono azionare questi generatori vitali per l’esistenza di tutti.
Ancora una volta la risposta tarda (rispetto alla velocità del pensiero di prima) ad arrivare, e percepisco la loro perplessità, il loro essere confusi; sì, è vero, gialli, verdi ed azzurri sono molto diversi tra loro, per capacità, attitudini, e altro, non sono più simili tra loro di quanto non lo sia per esempio una giraffa da un delfino, e questo da un falco, ma condividono infinite più cose di quante siano le differenze tra loro. Cosa?
Ho una breve visione di una galassia e di una infinitesima parte di universo, la loro “casa”, forse? Magari è lo stesso universo di cui facciamo parte anche noi, penso, e poi… il “contatto” si interrompe di colpo.
Provo a ristabilirlo, ma non mi viene, sento che certe cose non vanno forzate, non è giusto farlo.
Forse ci rivedremo, penso, e resto nuovamente in neutra osservazione, presente ed allo stesso tempo identità inesistente, fino a quando il gong che indica la fine del tempo dedicato alla meditazione riconduce al mio corpo i confini della mia illusione spazio-temporale, consentendomi di capire quanto indescrivibili siano certe esperienze, quanto povere ed inadeguate siano le parole, nel momento in cui cerco di spiegare e raccontare a Sandesh e Lori il mio primo viaggio astrale…

 

(Canalizzazione)

Ciao a tutti, sono Arilo Lalien, direttrice del Centro di Comunicazione Interspecie di Zaaos, sesto pianeta della stella che voi chiamate Epsilon Reticuli.
È mio desiderio prendere contatto con voi e comunicarvi alcune informazioni sulla nostra razza, poiché c’è parecchia confusione nelle opinioni ed emozioni che voi provate a nostro riguardo.
Prima di tutto voglio che voi siate sicuri su una cosa: che noi, come civiltà, siamo solo un passo più avanti di voi, solo un passo e voi arrivate al nostro livello in breve tempo, in alcune decine dei vostri anni.
Secondo, e questo fa la differenza enorme tra noi e voi, noi siamo sterili. Grazie a voi, comunque, stiamo riprendendo uso degli organi genitali, e contiamo, in un paio di generazioni dei nostri soggetti sperimentali, di essere in grado di riprendere a procreare normalmente e naturalmente, e riprendere così il nostro cammino evolutivo come specie.
La nostra sterilità è datata; già la conoscenza della nostra disavventura nucleare è patrimonio della vostra razza, e come tutto in esistenza ha un significato, anche questa ha contribuito una novità nel mantenimento e trasmissione di alcune informazioni.
Già sapete che noi tutti siamo cloni, cloni dei sopravvissuti di quell’evento, e ciò che fa di noi degli esseri particolari è che ognuno di noi conserva la memoria di tutti i successivi, oltre a quella originaria dell’individuo contribuente.
Prevalentemente si sono salvati scienziati, con il compito e il dovere di risolvere in questa impasse generativa. Ecco che i nostri studi ed esperimenti di genetica hanno fatto di noi gli specialisti in questo campo, in questo settore della galassia. Naturalmente non siamo gli unici.
Ciò comunque ha fatto di noi gli ‘abitatori dei pianeti’, cosa che ci riesce bene, sempre con il proposito di base di ripristinare i collegamenti troncati del nostro Dna.
Voi siete, tra gli umani, quelli con i quali siamo più incompatibili, ecco perché da molto tempo stiamo lavorando assieme.
Devo dire anche che, contrariamente a quanto molti di voi ipotizzano, noi non abbiamo mai rapito alcuno di voi, tutti i nostri collaboratori sono volontari, che a nostra richiesta di aiuto hanno risposto in modo affermativo. La segretezza delle attività è stata finora necessaria per evitare lo shock culturale che avreste subito e perché voi, come razza, avente la tendenza a far fare agli altri quelli che sono i vostri lavori.
Il fatto poi che molti dei collaboratori, al loro ritorno, ricordino scene di esperimenti violenti subiti, questo fa parte del vostro inconscio di predatori, porta in superficie dagli abissi della vostra memoria tutte le atrocità, tutte le violenze che voi, come individui e come razza, avete inflitto ai vostri simili a quelli degli altri regni. E questo è normale e tipico del vostro livello collettivo di sviluppo.
Noi, da parte nostra, vi contribuiamo, per bilanciare l'aiuto che ci date, ricordi di tecnologia, la nostra, nei soggetti volontari, assieme allo specchio delle vostre paure e prevaricazioni.
Quando sarete in grado di incontrarci, vedrete che siamo fratelli e sorelle di un altro pianeta che collaborano al benessere comune.
Io, da parte mia, sono addetta al monitoraggio di alcuni individui ibridi, ai quali sono stati attivati geni uguali a i nostri nelle aree specifiche del linguaggio e della comunicazione.
Devo dire con assoluta felicità, che siamo adesso in grado di avere una linea diretta, sincrona, empatica di comunicazione interspecie, aldilà della forma simbolica. Ciò significa che siamo in grado di unire e fondere le nostre coscienze con quelle di alcuni di voi ed avere uno scambio diretto di informazioni reciproche.
E con questo, per adesso, vi saluto e benedico.
Al prossimo contatto. Ario.

 

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